martedì, luglio 11, 2006


Sui Monti di Mola la mattina presto un’asina dal mantello chiaro stava pascolando
sui Monti di Mola la mattina presto un giovane bruno e aitante stava tagliando rami
e gli occhi si incontrarono mentre cercavano acqua e l’acqua sgocciolò dai musi insieme alle bave
e l’asina aveva gli occhi color del mare
e a lui dalle narici usciva il Maestrale
e lei ragliava incantata ea ea ea ea
lui le rispondeva pronunciando male ae ae ae ae
Oh bella mia l’asina luna la bella mia cuscino di lana
O bella mia bianca fortuna-
O bello mio mi bruci gli occhi il mio bello carnevale di baci
oh bello mio mi cuci il cuore –
Amore grande di prima volta l’ape ci succhia tutto il miele di questo mirto
amore bambino di tutte le ore di muschio il battacchio di questo cuore
Ma nulla si può fare nulla in Gallura che non lo vengono a sapere in un’ora
e sul posto una brutta vecchia nascosta tra le frasche piangendo e guardando diceva fra sé con le bave alla bocca
Beata lei mamma mia che bell’uomo beata lei giovane e bruno beata lei
io muoio sola beata lei me lo ricordo bene beata lei più d’una volta beata lei vecchiaia storta –
Amore grande di prima volta l’ape ci succhia tutto il miele di questo mirto
amore bambino di tutte le ore di muschio il battacchio di questo cuore
Il paese intero si agghindò per il matrimonio lo stesso parroco entrò nel suo vestito
ma non riuscirono a sposarsi l’asina e l’uomo perché ai documenti risultarono cugini primi
e lei ragliava incantata ea ea ea ea lui le rispondeva pronunciando male ae ae ae ae.



FABRIZIO DE ANDRE' - Traduzione "Monti Di Mola"

mercoledì, giugno 21, 2006

INEDITI De Gregori


Di seguito due canzoni inedite

di Francesco De Gregori, scaricabili anche da quì.

DE GREGORI ERA MORTO [scarica!]
Stamattina han bussato alla porta
e nessuno ha risposto.

Erano i sette fabbricanti di passioni
con i loro pastori tedeschi.
Erano alcune madri infantili
che organizzavano giochi selvaggi
Era il mio amico il musicale
con la sua anima da passeggio.
Era il mio zoccolo destro
tutto trafitto di spine
Era un modello sovietico
col catrame e con le piume.

Han bussato alla porta
e nessuno ha risposto,
De Gregori era morto,
ucciso da una indigestione di gigli
la sua faccia era acqua.

Stamattina han bussato alla porta
e nessuno ha risposto.

Era il sole che stava nascendo
dietro l'ultima fila di case
Era una serie di immagine di Breche
collezionate a casaccio.
Era la casa di Hilde
trasportata su ruote
Era il vecchio Rasputin tradito
con la sua ernia e la sua tromba
Erano le pantofole della mia anzianità
che chiedevano scusa.

Han bussato alla porta
e nessuno ha risposto,
De Gregori era morto,
ucciso dalla sua cultura borghese
e da un forte mal di testa.

Stamattina han bussato alla porta
e nessuno ha risposto.

Era Marianna cresciuta in fretta
in un'estate di malumore.
Era il mio amico dottore
che veniva a piazzare microfoni
Era un industriale di arance
con i suoi mazzi di carte
Era una bellezza esotica
con gli occhi bene in vista
Era un ragazzo gonfio
per brevità chiamato artista.

Han bussato alla porta
e nessuno ha risposto,
De Gregori era morto,
ucciso dal ultimo LP e dai suoi profeti.


ROSSO CORALLO [scarica!] Rosso corallo, il sangue nelle vene,datelo, vi prego, a chi mi volle bene,che ci sia per lei soltanto quel dolorefino a che non trovi un altro amore.Date la chitarra al mio più caro amico,lui saprà cantarvi le cose che io non dico.Suonerà meglio e suonerà più fortela mia chitarra dopo la mia morte.Belle le mie scarpe, belle e ancora buone,datele ai miei amici, vi prego, a uno straccione.Lui saprà trovare nella comodità la vera essenza della povertà.E per seppellirmi non scomodate sega,bella o brutta la bara ben poco me ne frega.Quando un po' di terra mi toglierà la vocepotrò fare a meno perfino della croce.E voi fratelli, fratelli che restate,vi prego non vi fate quelle facce disperate,anche se quel prete mi maledirà in eternostate pur tranquilli che non andrò all'infernoRosso corallo, il sangue delle vene,datelo, vi prego, a chi mi volle bene,che ci sia per lei soltanto quel dolorefino a che non trovi un altro amore..

DUE CANZONI INEDITE DI FRANCESCO DE GREGORI

mercoledì, giugno 14, 2006


14 Giugno.. ci sei nato tu.

Una "crisi dura" di Guccini nel settantasette:
non sapeva bene cosa fare «da grande»,
non poteva più cantare nell'osteria delle dame perché aveva ormai troppa popolarità e duecento posti non bastavano più,
d'altra parte nei concerti con molto pubblico lo contestavano spesso
e così dopo una pavanata con gli amici che avevano cantato al Club Tenco,
ebbe un momento di scoramento e dopo cena,
tornando dal ristorante, volle fermarsi al mulino.
Scese nella pioggia e nella nebbia che a Pavana d'autunno si sa,
non perdona, lasciando gli amici in macchina. Rambaldi scese a consolarlo.
Benigni in macchina dava segni di irrequietezza:
«Ma che sta facendo, che si fa qui in questa nebbia? Era meglio se andavo da De Gregori, almeno con lui a quest'ora si va a puttane»”

Francesco vive la sua vita fra Bologna, Modena e Pavana..dove torna e vive tutt'ora..

un posto sperduto fra l'Appennino Tosco-Emiliano..

FRANCESCO GUCCINI

domenica, giugno 04, 2006

Vorrei dirti sempre che t'amo
ma non quando è facile oppure
le braccia conserte
si guarda quel muro davanti
si ascolta il rumore
vorrei lo sapessi non sono il migliore
ho un patto con gli anni
cavalco, ho paura,
mi tengo da sempre una mano sul petto
dovesse mai smettere, ascolta, di battermi il cuore



ROBERTO VECCHIONI -
"Pagando, s'intende (canzone degli effetti sbagliati)"

- Pezzo parlato tratto dalla versione de "Il Grande Sogno" -

lunedì, maggio 29, 2006


Papà,
ti ho sognato. Eravamo al mare, un pò Ischia, un pò Lipari.
Tu venivi giù da due scogli ripidi.
Era pericoloso.
Non ti vedevo bene la faccia, forse addirittura non avevi testa.
All'improvviso ti sei accorto che c'era qualcuno in acqua e sei sceso, troppo in fretta, per buttarti.
Io ho guardato verso il mare per capire chi c'era là dentro: e là dentro c'eri tu, ancora tu, ma col viso, con gli occhi, con la bocca.
Ti ho gridato: "Attento, attento papà, è ripido, scivoli, lascialo stare quello là, fai piano!"
Tu non mi hai ascoltato, sei inciampato, sei ruzzolato fino al mare, tagliandoti sugli scogli e scompigliando l'acqua.
"Papà! - ho urlato, - ti sei fatto male?"
Ti sei tirato su, mi hai mostrato una piccola ferita sul fianco: "Appena un pò", hai detto, ridendo.
Appena quello che basta per essermi lontano.


ROBERTO VECCHIONI - "Le parole non le portano le cicogne"